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Valencia: la città ideale. Cosa fare, cosa vedere, dove mangiare

Ho trovato la mia città ideale: Valencia. O comunque per il momento è in cima alla lista.
Non ero mai stato in Spagna prima, in qualche modo mi sono sempre tenuto alla larga. A pelle non mi ha mai attratto.
Poi però sotto l’albero di Natale ho trovato una guida di Valencia della Lonely Planet, regalo di Giulia.
La Spagna non mi ha mai attratto è vero, ma l’unica città dove sarei voluto andare era Valencia. Sicuramente Madrid e Barcellona hanno il loro fascino, ma avendo l’abitudine di andare controcorrente, mi riguardo bene da farmi coinvolgere nel flusso di turisti, se italiani anche peggio.
Valencia invece l’ho sempre vista come una città un po’ in disparte, con la sua storia, le sue abitudini e le sue attrazioni, una città che “non se la tira”. Il mio primo obiettivo è sempre stata la Ciudad de las artes y las ciencias, la città delle arti e delle scienze, in particolar modo per la sua spettacolarità architettonica.
Abbiamo avuto a disposizione solo 48 ore per vedere il più possibile. Dalle 16 di un martedì alle 11 di un giovedì di metà gennaio. Sembra una sfida di Giochi senza frontiere: “completa il percorso nel minor tempo possibile”. Che mal di piedi!
La bassa stagione si è fatta sentire tutta: l’aeroporto al nostro arrivo era deserto, potevi anche fare una danza imbarazzante in mezzo al corridoio e non se ne sarebbe accorto nessuno… il mio primo pensiero è stato “sarà successo mica qualcosa?! un attentato forse?” (coincidenza della vita l’alternativa al viaggio a Valencia era Parigi… e ci saremmo trovati proprio nel post “Charlie Hebdo”). L’Oceanografico era deserto, nemmeno un minuto di fila e niente calca davanti alle vasche.
Comunque… bassa stagione tutta la vita! Specialmente ora che la mia situazione lavorativa da freelance me lo permette, o almeno potrebbe essere più facile.
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Primo punto a favore: dall’aeroporto si raggiunge il centro della città comodamente con la metropolitana. Anche con un volo Ryanair!!! Di solito se scegli di volare con la compagnia low-cost ti fanno atterrare quasi nello stato confinante e poi sei costretto a farti ore di treno/bus costato più del volo stesso. A Valencia prendi la metropolitana, linea 3 o 5 è indifferente, scendi a Colòn e sei arrivato.
La città è estremamente vivibile, fin da subito, non ho avuto quella sensazione di smarrimento che magari si può provare la prima volta nelle grandi metropoli. 48 ore sono state veramente poco, ma Valencia mi ha conquistato, è balzata immediatamente ai vertici della mia classifica delle città preferite, una città nella quale vivrei volentieri. E chissà che nei prossimi mesi non ne approfitti…

Valencia Tourist Card

Ormai le carte “all inclusive” dedicate ai turisti sono una cosa diffusa per le principali città, italiane e estere. A Firenze da qualche anno è stata attivata la Firenze Card che ha una durata di 72 ore e consente l’uso gratuito dei mezzi pubblici e l’ingresso (con accesso dedicato) a 67 musei. Ma esiste anche la Torino+Piemonte Card, la Roma Pass, la Bologna Welcome Card, la Milano Card e così via… A Valencia allo stesso modo è presente la Valencia Tourist Card, addirittura in tre tagli: 24, 48 e 72 ore al costo di € 13,50 18 e 22,50 rispettivamente. Tenendola in tasca si può viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi pubblici (bus, tram, metropolitana), accedere gratuitamente a musei e monumenti municipali e ricevere sconti fino al 50% in 130 esercizi tra servizi turistici, tempo libero, negozi e ristoranti convenzionati (tipo la Città delle Arti…). È prenotabile tutto online, dalla carta all’ingresso ai musei, e ritirabile al centro informazioni dell’Aeroporto di Valencia. Niente di più facile.
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La Ciudad de las artes y las ciencias

La Città delle Arti e delle Scienze è sempre stato il mio obiettivo principale di una visita a Valencia, più per un fatto architettonico che altro. Santiago Calatrava non è tra i miei architetti preferiti (lunga vita a Norman Foster!) e delle sue creazioni ne salvo giusto un paio: la Città delle Arti appunto e la Stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia. Il suo stile trova ispirazione dalle forme e strutture presenti in natura: alcuni dei suoi progetti sembrano veri e propri endoscheletri. Le strutture sono poi tutte rigorosamente bianche. Calatrava è l’artefice anche del Ponte della Costituzione, il quarto ponte sul Canal Grande a Venezia… ma con questo progetto ha pisciato fuori dal vaso (Wikipedia offre una panoramica abbastanza completa delle controversie).
— Fine della voce enciclopedica — Inizio voce di ammirazione e delirante —
Immagina di essere in mezzo al deserto, davanti a te una distesa di sabbia marroncina e all’orizzonte un miraggio dovuto all’effetto ottico (Fata morgana in gergo). Poi a un certo punto in lontananza spunta una struttura, tutta bianca, in forte contrapposizione con gli altri colori, che sembra come emergere dal suolo. Ti sembra di sognare, invece più che ti avvicini e più ti rendi conto che è reale.
Ecco, è la stessa sensazione che si prova quando tra una normale architettura di palazzoni di vetro e cemento, ti trovi davanti un complesso gioco di linee rette, archi, simmetrie e riflessi, tutto bianco. Questa è la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia. Ti lascia senza fiato, ti fa sentire minuscolo nella sua immensità, ti avvolge con le sue strutture. È la stessa sensazione che un bambino prova quando entra in un negozio di giocattoli: focalizza talmente tanti punti che ne viene sopraffatto. Insomma, sono impazzito, non facevo altro che andare da una parte all’altra del complesso, correndo, facendo foto da diverse angolazioni.
Il complesso è composto da 7 strutture: il Palau de les Arts Reina Sofía (teatro), l’Hemisfèric (sala cinematografica), l’Umbracle (parcheggio), il Museo delle scienze Principe Felipe, l’Oceanografico, il Pont de l’Assut de l’Or (ponte) e l’Ágora (spazio espositivo). Di queste sette ci siamo dovuti “accontentare” di vedere solo l’Oceanografico, che è il più grande parco marino d’Europa.
La Città delle Arti si può ammirare sia di giorno che di notte, perché il complesso e il giardino sono liberamente accessibili anche la sera. È come se avesse due anime che non si incontrano mai, ognuna con la propria personalità. Un po’ come nel film Ladyhawke dove i personaggi, innamorati, sono destinati a vivere insieme in forma animale senza la possibilità di incontrarsi in forma umana.
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Mercato Centrale

Se sei affamato, non venire qui, ti verrà ancora più fame. È enorme, una struttura coperta in ferro e vetro, sotto il cui tetto ci sono centinaia di banchi che vendono qualsiasi cosa: frutta, verdura, carne, pesce, uova, salumi… tutto rigorosamente posizionato in esposizione in modo impeccabile. Le patate quasi non avevano nemmeno più la terra sopra, la strega di Biancaneve sono sicuro che la sua mela rossa scintillante l’abbia comprata qui.
Nei nostri supermercati il 60% della frutta e verdura riporta come provenienza “Spagna”. Quando entri in questo mercato capisci il perché.
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Cosa e dove mangiare

Ovviamente tapas! Noi le abbiamo mangiate da Sagardi insieme a un bicchiere di agua de Valencia. Attenzione perché una tira l’altra ed è difficile fermarti quando arriva la cameriera al tavolo con un piatto con l’ultima tapas sopra e ti convince a prenderla con gli occhi in stile gatto con gli stivali di Shrek. A fine serata conti gli stecchini e paghi.
Paella valenciana, rigorosamente con carne. Noi l’abbiamo mangiata a La Pepita con vista la Playa (vamos a la playa!), famoso ristorante sul lungomare di Valencia. Certamente turistico, un po’ sopravvalutato secondo le recensioni di TripAdvisor, ma la nostra esperienza è stata soddisfacente. Avendo avuto più tempo magari potevamo fare la prova del nove andando anche in un altro ristorante.
Per mangiare qualcosa di diverso, non turistico e rimanendo in centro, abbiamo trovato il ristorante Sesame. La cucina ha una vena sicuramente francese, ma si mangia molto bene e l’ambiente è veramente carino. Uno di quei posti dove vai per passare una serata tranquilla e non mangiare sempre le solite cose.
Se ti va un’horchata (ammesso che tu sappia cosa sia, e io non lo sapevo) uno dei posti migliori è sicuramente l’Horchateria Santa Catalina. Magari ci inzuppi dentro qualche fartòn e se prendi la cioccolata calda in quella ci puoi inzuppare qualche churros.
Poi ecco….. io una sosta da Starbucks a prendere un caramel macchiato per berlo seduto sui suoi divanetti mentre rimani affascinato da quello che succede all’esterno, la farei. Però sono di parte. Ma è più forte di me, e non mi capacito del perché ancora non si siano decisi a portarlo in Italia (no, la scusa degli italiani espresso-dipendenti non attacca più). Ma questa è un’altra storia.
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Mezzi pubblici

Ora, io sono abituato (male) al servizio pubblico attivo a Firenze. Ce ne sarebbero di cose da raccontare, mi stupisco che qualcuno non ci abbia ancora scritto un libro. È notoriamente un servizio che ha dei grossi problemi, alcuni autisti si mettono d’impegno per non farlo funzionare ma anche il caotico traffico fiorentino non aiuta (e qui vorrei urlare “VIVA LA TRAMVIA!”, ma non lo dite a nessuno). Avendo solo 48 ore a disposizione, ottimizzare il tempo per spostarsi da un punto all’altro della città è stato fondamentale, e in questo non posso che lodare il servizio pubblico di Valencia. Abbiamo preso diverse volte l’autobus ed è stato sempre puntuale e efficiente: alle fermate ci sono le paline che informano sui tempi di percorrenza, la città abbonda di corsie preferenziali e ho notato l’assenza della cattiva abitudine degli automobilisti italiani di usare la corsia  degli autobus come corsia principale di marcia o, peggio, di sosta.

Google Maps

Qualcuno la chiamerà dipendenza, per altri sarà scetticismo, per altri ancora sono solo i tempi che cambiano (frase fatta, ma è la cruda realtà)… i turisti che vanno a giro con la testa immersa dietro le cartine delle città che stanno visitando sono ormai una specie in via d’estinzione e sono sempre di più quelli che si affidano completamente al proprio smartphone. Certo, la cartina (di carta) è affascinante, ma con tutta probabilità la mia generazione sarà l’ultima che l’avrà usata, per le generazioni future sarà solo una cosa vintage. Google Maps è uno degli strumenti principali del “nuovo modo di fare il turista”, risulta imbattibile, a volte ti salva letteralmente la vita. E in una città come Valencia, dove c’è la possibilità anche di visualizzare gli orari dei mezzi pubblici e programmare uno spostamento con questi, è indispensabile.

Lo spagnolo -> Hola!

Allora, con l’inglese me la cavo, con la comprensione ancora meglio rispetto al parlato. Se davanti ho un americano ancora meglio. Quando però vado a Londra è come quando si scontrano due onde energetiche a Dragon Ball o i gemelli Derrick di Holly e Benji fanno una delle loro acrobazie che mettono in discussione tutte le leggi della Fisica: quando vado a Londra il mio inglese va in letargo. Io non capisco quando mi parlano e gli altri non capiscono quando cerco di dire qualcosa. Boh, è una delle cose alle quali ancora non ho trovato una risposta (no, in questo caso non è 42).
Con lo spagnolo va ancora peggio. Non ho mai avuto modo di studiarlo né a scuola tantomeno all’università. Le uniche conoscenze che ho di spagnolo sono riconducibili al film “Il Ciclone” di Pieraccioni (“dos los ramatos” e “ola ola ola vo’ a dormire nell’aiola”) ma non credo siano sufficienti. A Valencia poi la faccenda è ancora più complicata perché da buoni spagnoli orgogliosi della propria storia, in città si parla valenciano (ovvio!), che differisce leggermente dallo spagnolo “classico” al punto che le indicazioni principali sono in doppia lingua.
Comunque… “hola” e “adiòs” l’hanno fatta da padroni. In linea di massima però lo spagnolo si capisce abbastanza bene, ma nelle principali attività commerciali parlano tranquillamente l’inglese, anche se è più probabile che le persone provino a parlarti in italiano, anche se maccheronico.

Cosa vedere la prossima volta

48 ore sono state poche per riuscire a visitare tutto. Per fortuna direi, altrimenti questo post sarebbe stato ancora più lungo.
La prossima volta non potrà mancare sicuramente:
– il Museo delle scienze Principe Felipe
– il Giardino botanico
– il Parco di Gulliver
– la Cattedrale di Valencia

La guida

Lonely planetIn passato, per New York, Londra, Roma e Venezia, ho sempre usato le Guide Traveler del National Geographic: ben fatte, con informazioni ben organizzate, percorsi a piedi, a colori e con qualche breve informazione sui luoghi e monumenti. Ho sempre odiato le guide in stile Pagine Gialle, le trovo inutili, almeno per il tipo di turismo che faccio io: non mi interessa andare nel primo ristorante della lista o dormire nell’albergo 5 stelle. Insomma, le Lonely Planet non mi sono mai piaciute… mi hanno sempre dato la sensazione di un viaggio freddo, troppo organizzato.
A sorpresa, devo dire che mi sono trovato bene con il formato “Pocket: il meglio, da vivere, da scoprire“: ancora più tascabile delle Traveler, con la cartina estraibile (per chi vuole un po’ di vintage), i percorsi a piedi, un po’ di storia da leggere comodamente in metro e a colori.

Tutte le foto scattate per l’occasione su Facebook e su Flickr.

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This Post Has 6 Comments
  1. Complimenti per la recensione su Valencia, molto interessante. Leggo che non ti è mai interessata la spagna escludendo appunto Valencia. Ma ti assicuro che l’Andalusia tutta (da Siviglia a Granada, da Cadice a Cordova) è un mondo magico, ben altra cosa rispetto a Madrid e Barcellona! Se un giorno ci andrai mi darai ragione!

    1. Ciao! Grazie, effettivamente Valencia mi ha proprio stupito, non l’avrei mai detto. Chissà magari in futuro capiterò anche in Andalusia! 🙂

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