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WhatsApp a pagamento. Bufala o cattiva informazione?

whatsappUna cosa che non ho mai sopportato è come la stampa italiana scrive di “tecnologia”. E con “tecnologia” intendo tutto: servizi web, telefonia, personal computer ecc ecc. Per dirla in breve: non teniamo assolutamente il confronto con la stampa estera, in particolare quella americana. Loro riportano le fughe di notizie dagli “infiltrati”, noi pubblichiamo articoli dove il 90% delle informazioni sono errate.

Capisco che negli ultimi anni la “tecnologia” si sia evoluta più di quanto non abbia già fatto in 30 anni… forse è troppo difficile seguire tutto?! Quindi meglio continuare a scrivere tanti articoli di bassa qualità che uno ottimo?

Succede bene o male per tutti gli argomenti, ma prima o poi trovi sempre qualcuno che conosce meglio di te  l’argomento di cui stai parlando.

Che poi la “tecnologia” quella è, non c’è da interpretare delle radiografie per fare una diagnosi. Un sistema operativo, un cellulare hanno quelle funzioni. Un’applicazione fa determinate cose. Non capisco quindi l’allarmismo, tutto italico, contro Whatsapp Messenger, l’app di messaggistica che ormai da anni fa risparmiare tantissimi utenti.

Cosa racconta la stampa?

Il Corriere della Sera titola: Da WhatsApp ai social network. Internet sempre più a pagamento.
[…] Un «ricatto», forse, che a molti non piace. Nativi digitali in testa. Capita, sempre più spesso, anche con una delle applicazioni più scaricate al mondo: WhatsApp. Il servizio di messaggistica è gratuito. Una volta scaricato sullo smartphone, permette di chattare senza pagare un costo aggiuntivo. Tutto risolto? No, perché dopo un anno di utilizzo l’applicazione diventa a pagamento, sia per gli utenti Android (79 centesimi all’anno) che per quelli iOS (0,89 euro). «Cos’è? Come un canone Rai», si lamenta qualcuno su Google Play. «Boicottiamolo», scrive un lettore a Corriere.it. […]

La Stampa: WhatsApp a pagamento, la bufala diventa realtà
[…] Se ne era parlato tanto nei mesi scorsi. Più di una volta i social network si erano riempiti della bufala di “WhatsApp a pagamento”, puntualmente smentita. Pare che invece questa volta sia vero, almeno su Android. […]

La Repubblica: Whatsapp a pagamento, è polemica: canone annuale da 79 centesimi
[…] Scoppia la polemica sul caso Whatsapp, una popolarissima applicazione per chat singole e di gruppo, finora completamente gratuita, ma che ha introdotto un sistema di abbonamento annuale nelle versioni per Android, Windows Phone e Blackberry. […]

Il Messaggero che titola WhatsApp a pagamento, ma solo per chi non ha l’iPhone però poi riporta la faccenda in modo corretto.
[…] Basta un rapido giro di mouse, però, per tranquillizzare gli affezionati utenti del servizio, nulla è cambiato rispetto a quanto pattuito in precedenza, è in atto un evidente malinteso circa la gratuità di WhatsApp che va compresa distinguendo innanzitutto il costo dell’applicazione dal costo del servizio, evidentemente legato al tempo di utilizzo, ed anche in funzione del sistema operativo che si usa. […]

Io Chiamo del 31 Gennaio: WhatsApp a pagamento per Android, Windows Phone e BlackBerry
[…] L’incubo si è avverato, come un fulmine a ciel sereno WhatsApp è diventato a pagamento su Android, BlackBerry e Windows Phone. Il download è sempre gratuito ma sette giorni prima delle scadenza dell’abbonamento viene richiesto il pagamento di 79 centesimi, questa “tassa” al momento non riguarda la versione iPhone, venduta come di consueto a 89 centesimi. […]

Io Chiamo del 1 Febbraio: WhatsApp a pagamento? Ecco le alternative gratuite
[…] Come molti di voi sapranno la svolta a pagamento di WhatsApp ha scatenato accese discussioni in rete e sono già molti gli utenti alla ricerca di soluzioni alternative e gratuite. Fortunatamente di servizi per lo scambio gratuito di messaggi ne esistono a decine e non è quindi difficile trovare quello più adatto alle proprie esigenze. […]

Cosa recepisce l’utente?

Whatsapp Inc. ha preso per i fondelli tutti e ha cambiato le condizioni d’uso dell’applicazione introducendo un abbonamento annuale.
Un ragionamento che calza a pennello vista la situazione sociale ed economica attuale in Italia, l’utonto legge e si fida.

Come stanno le cose?

Un paio di mesi fa girava una catena di Sant’Antonio che metteva in guardia l’utente proprio dal fatto che Whatsapp sarebbe diventata a pagamento… qualche hanno fa giravano messaggi su MSN Messenger che chiedevano di inoltrare una mail altrimenti Microsoft avrebbe chiuso il servizio (Microsoft ha effettivamente chiuso il servizio, ma non a causa degli utenti poco creduloni).

Il punto è che l’app Whatsapp Messenger è sempre stata a pagamento!

iPhone: costo di € 0,89 una tantum (come la maggior parte delle app per iOS). Ad essere pignoli all’inizio costava o,79 € ma qualche mese fa Apple ha rimodulato tutte le fasce di prezzo dell’App Store. Ogni tanto lo sviluppatore distribuisce l’app gratis per un breve periodo.

Android, Nokia, Windows Phone: come viene riportato sulla pagina ufficiale, le versioni per queste piattaforme vengono rilasciate in prova gratuita per un anno. Dopo il primo anno viene applicato un costo di 0,79 € all’anno.
Una settimana prima della scadenza della prova gratuita l’applicazione si blocca e permette solo la ricezione dei messaggi e non l’invio.

Alcuni fanno riferimento, sbagliando, anche al changelog dell’ultimo aggiornamento della versione per Android che riporta “adopt google play in-app purchase for service extension“. L’implementazione del sistema “in-app” permette di pagare il rinnovo annuale direttamente dall’account Google Play invece di fare un’operazione su un sito esterno.

Perché ora?

Non sono riuscito a trovare riferimenti precisi per la versione Android, ma quella per iPhone è stata rilasciata gratuitamente più o meno un anno fa (dal 21 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012).
Posso ipotizzare (azzardare) che di conseguenza molti “amici di quelli che hanno un iPhone” si siano adeguati per poter comunicare gratuitamente? Oppure che molti si sono regalati uno smartphone Android un anno fa per Natale e abbiano attivato l’account…

Chiarito il problema della cattiva informazione: ma sul serio è un problema pagare 0,79 € una volta l’anno per un’applicazione che ti permette di risparmiare migliaia di euro?

This Post Has 6 Comments
  1. Sicuramente sarò fissato, ma 79 centesimi è veramente meno di un caffè. Se una mattina ne prendo uno meno e il giorno dopo pure, mi sono ripagato quasi tre anni di Whatsapp.

    Spesso siamo sempre pronti a volere tutto gratis oppure a fregare il prossimo andando ad jailbreakare l’app ma nessuno pensa al valore che l’app rappresenta per noi oppure a tutto il lavoro che ci sta dietro, dalla progettazione alla programmazione, dall’ideazione alla promozione. Sembra magia come un’app diventi utile e diffusa in gran parte del mondo?

    Ho un iPhone ed ho pagato Whatsapp come pago le applicazioni che mi piacciono e che ritengo indispensabili e ben fatte.

  2. Credo che entrambe le ipotesi siano giuste: sicuramente c’è cattiva (pessima) informazione riguardo le nuove tecnologie in Italia; scrivo dopo aver appena assistito ad un servizio sul TG5 che riassume il peggio di quello che hai citato nell’articolo, se possibile amplificandolo ancora di più ed estendendo il discorso anche a Twitter e Facebook… Sono rimasto davvero senza parole, ma forse non dovrei stupirmi così tanto.
    D’altro canto, credo che chi si lamenta di questi costi irrisori siano quelle persone che credono che tutto sia loro dovuto. Vorrei ricordare che dietro applicazioni come WhatsApp, o servizi come Twitter o Facebook c’è del lavoro, e nessuno a questo mondo lavora gratis… Ma quando i costi per l’utente sono così irrisori, non è davvero il caso di protestare!

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