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Nessuno può mettere Tammy Duckworth in un angolo.

Mi sono casualmente imbattuto in un articolo de Linkiesta intitolato: La reduce con le gambe di titanio entra al Congresso, in merito alla storia di Tammy Duckworth, americana reduce della guerra in Iraq.

Stefano Ciavatta riporta alcune dichiarazioni che la Duckworth ha rilasciato per il libro di Mario Calabresi “La fortuna non esiste”.
Dove sta la particolarità di Tammy? Mentre serviva il suo Paese ha perso entrambe le gambe nel 2004 pilotando un elicottero Black Hawk di ritorno da Baghdad.
Finita la sua carriera nella Guardia Nazionale non si è abbattuta ed è voluta entrare al Congresso. Ed ha combattuto per poter realizzare il suo sogno, che si è realizzato il 7 novembre 2012 con la rielezione di Barack Obama.«Non è stato un incidente, non c’è stata nessuna casualità, un incidente è quando due macchine si scontrano per errore: io invece sono stata abbattuta, tirata giù, sono stata colpita da un razzo. Ho solo pensato che non potevo permettere a un ribelle iracheno, che aveva avuto il suo giorno fortunato, di decidere anche del resto della mia vita. Si era già preso le mie gambe non poteva prendersi anche la possibilità che io tornassi a camminare, volare o ridere.»

«C’erano mattine che non volevo alzarmi dal letto, in cui avevo paura, in cui stavo molto male, ma ho sempre trovato qualcuno che mi diceva – Tammy, muovi il culo, è ora di alzarsi».

Sconfitta nel 2006 da un avvocato repubblicano che la definì “poco patriottica” […] ha vinto in Illinois contro il repubblicano Joe Walsh (che invece l’ha accusata di non essere un vero eroe di guerra perché gli eroi non fanno vanto della loro condizione). È la prima donna veterana di guerra a entrare al Congresso.

Il suo “Life Day”, che dal 2008 cade il 12 novembre, «faccio un party perché sono ancora viva. Il destino di un pilota di elicotteri che viene colpito è morire bruciato».

«Non ho mai sostenuto questa guerra, privatamente pensavo che l’invasione dell’Iraq fosse il peggior esempio di imperialismo americano. […] Ero convinta che la guerra in Iraq fosse nella migliore delle ipotesi una cosa stupida e nella peggiore un atto orribilmente spericolato. Ma era la mia opinione personale e il mio Paese aveva eletto democraticamente George Bush e il mio Paese aveva detto che quella era una decisione legittima da parte del presidente».

A me son bastate queste poche righe a convincermi a comprare il libro di Calabresi: La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi.

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