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Il valore di un sorriso

Visto che questo post parlerà di fotografia faccio una breve premessa: chi scrive non vuole essere un tuttologo della bellissima arte della Fotografia. Sono sempre stato una persona che quando gli davano in mano una macchina fotografica, che fosse analogica o digitale, ha sempre prodotto una gran quantità di scatti. Che fossero di qualità o meno non me ne sono mai preoccupato. Non ho mai studiato il libretto d’istruzioni di una macchina, non ho mai studiato un manuale di fotografia. Quando avevo in mano una fotocamera sono sempre stato solo curioso di osservare il Mondo, in quel particolare momento, attraverso l’obiettivo. Di fotografia quindi non ne capisco nulla a livello tecnico, quello che vedo lo giudico solamente a livello personale e dalle emozioni che mi trasmette ogni scatto. Dopotutto al momento vado solo a giro con un iPhone4 contorcendomi davanti ad un soggetto per trovare l’inquadratura migliore. Ultimamente mi piace raccontare la mia vita attraverso gli scatti quadrati di Instagram. ;)

Se però questo istinto compulsivo allo scatto frenetico si sta trasformando pian piano in qualcosa di buono, credo di doverlo anche agli amici che di fotografia ne sanno sicuramente più di me. Nello specifico mi riferisco a Andrea, Davide e Mattia. Se la passione per la fotografia è contagiosa, allora loro ne sono portatori sani e hanno un alto tasso di infettività.

Detto questo… con i tre soggetti citati sopra, domenica scorsa ho visitato il mio primo festival di fotografia: il Lucca Photo Fest. Fino ad una settimana fa non sapevo nemmeno della sua esistenza (ormai giunto alla settima edizione), mi ero solo segnato la presenza della mostra del prestigioso World Press Photo, che per l’appunto si svolge proprio all’interno del Festival.

Per chi non lo sapesse: “World Press Photo è una organizzazione no-profit ed indipendente con sede ad Amsterdam nei Paesi Bassi. Fondata nel 1955, l’organizzazione è conosciuta per l’organizzazione del più grande e più prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale.” [Fonte Wikipedia]

Già a metà dell’esposizione basta osservare un attimo le foto intorno per notare come tra le foto esposte, tutte vincitrici, non ci sia nemmeno un sorriso. Non c’è un volto sorridente. Sinceramente la trovo una cosa impressionante e un segnale forte e distintivo: tra i premiati del più grande e prestigioso concorso fotografico mondiale ci sono solo foto piene di dolore e morte. Assurdo. Con questo non voglio assolutamente negare l’esistenza delle situazioni drammatiche che si verificano ogni giorno fuori dall’uscio di casa nostra, tantomeno le emozioni che questi scatti trasmettono, ma mi chiedo come mai le 13 eccellenze che compongono la giuria abbiano preferito premiare 30 foto in cui non ci sia nemmeno un sorriso, 30 foto che non trasmettono belle emozioni. Forse al posto della foto di una donna intrappolata sotto le macerie del terremoto di Haiti o di un uomo che lancia il corpo di un bambino come fosse un sacco di patate sopra una catasta di cadaveri, potevano premiare una che ritraeva una mamma che prende suo figlio in braccio subito dopo il parto. O forse al posto del primo piano del volto di una bimba che giace senza vita sul pavimento ed è ricoperto di mosche, potevano scegliere la foto di un bimbo che sorride in tutta la sua innocenza al suo babbo mentre gli fa fare il suo primo giro in altalena o mentre scarta il suo primo regalo di Natale.

Delle 108059 foto che sono state mandate per partecipare al concorso, possibile che non ce ne fossero almeno un paio che trasmettessero belle emozioni?

Ripeto, non voglio negare l’esistenza delle situazioni orrende che avvengono ogni giorno, ma credo personalmente che bisognerebbe dare molto più valore ad una foto che trasmette belle emozioni, bisognerebbe dare molto più valore ad un sorriso.

Foto per gentile concessione di Davide Patti e Andrea Palei.

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